16

Jan

Quando la carità diventa frode e spam

Sebbene per primo abbia cominciato, da buon italiano, a donare soldi in beneficenza qualche anno fa, ho già smesso… ed ecco perchè.

Anche volendo impegnarsi in una causa, informandosi su qualche sito web nelle frattaglie di tempo disponibile, si è sottoposti già inizialmente ad una notevole confusione mediatica, in cui spuntano associazioni benfiche un pò ovunque: io anni fa scelsi di sostenere la causa del Neuroblastoma e della Sclerosi Multipla (non avendo malattie in particolare e non avendo familiari particolarmente insani o affetti da particolari malattie, la mia scelta è stata pseudocasuale) per impiegare qualche soldo di quelli che mi entravano periodicamente.

Inizialmente la cosa era normale: leggevo gli estremi su internet e versavo: il gioco era fatto! Ho fatto così con LISM, AIRC, GreenPeace e quella del Neuroblastoma che non mi ricordo come faccia di sigla. Ora le cose sono un tot diverse: ci scrivo pure un post perchè ho qui, nelle mia mani, un pacco di lettere di associazioni di qualunque tipo e genere che chiedono soldi a me e alla mia famiglia: non metto in discussione la motivazione di queste associazioni desiderose di soldi (in realtà, tranne alcune, molte altre sembrano nate dal nulla approfittando della legge sulle onlus), bensì ciò che mi fa un tantino arrabbiare è il metodo con cui questi soldi “benefici” vengono raccolti. Ora, fermiamoci per un attimo a fare due conti; vi elenco le lettere:

  • 3 lettere della LISM (Lega Italiana Sclerosi Multipla)
  • 3 Amnesty International
  • 2 altroconsumo (che ricevuta in periodo natalizio può anche soggiogare qualche anziano con il pretesto dell’associazione benefica)
  • 2 Vidas
  • 3 Cesvi
  • 5, dico CINQUE Opera San Francesco: qualcuno dovrebbe dire a questi incoscienti di spendere meglio i soldi delle donazioni invece di inviare 5 missive alla stessa persona.
  • 5 Unicef, stesso discorso
  • 4 Progetto Arca Onlus
  • 1 Save The Children
  • 1 Airc
  • 1 Sostegno chiesa cattolica
  • 1 Greenpeace (“rigorosamente stampata su carta riciclata e sbiancata senza cloro”… ?!?!? Ma dai cazzo, siete ridicoli, in compenso 10 pagine di lettera!)
  • 1 Associazione papa Giovanni XXIII
  • 1, preparatevi questa è geniale: “Casa Divina Provvidenza Opera Don Guanella Como”
  • 1 Sightsavers International
  • 1 Missioni Don Bosco
  • 1 Sos Villaggi dei Bambini
  • 1 Centro Cooperazione e Sviluppo
  • 1 Alba Onlus
  • 1 ASM
  • 1 Green Cross
  • 1 Action Aid
  • 1 Albero della vita
  • 1 FISM (Federazione Sclerosi Multipla => si sono due cose diverse la Lega e la Federazione)
  • E poi, in ultima, la SPAM, che già il nome cazzo è tutto un programma… Ovvero quell’azienda che, tanto per intenderci, manda quei bellissimi biglietti natalizi con opere d’arte fatte da persone generalmente disabili, coloro i quali con la suddetta SPAM non c’entrano nulla. Eppure la gente dona, pensando sia una onlus: versando soldi all’ennesina azienda pubblicitaria.

 

In totale fanno 44 lettere ricevute in poco più di un mese. Se prima avevo qualche idea positiva a riguardo, ora sono totalmente demotivato a versare un singolo centesimo di euro a qualsiasi di queste associazioni, ma vediamo perchè.

Prendiamo per esempio un bilancio “sano” come quello dell’AIRC e vedremo che la pubblicità incide già abbastanza. Se poi considerassimo le associazioni minuscole, quelle ipersconosciute che ci arrivano a casa e che nessuno ha mai sentito, immaginiamo quanto potranno spendere per arrivare nelle nostre case: una fortuna.

In realtà il giochino è più semplice di quanto sembra; vediamo cosa serve, a spanne, per aprire una Onlus:

  • Una buona causa
  • Tante carte
  • E in pratica, la finalità non deve essere lucro e deve essere dichiarato il fine benefico e i bilanci devono essere quindi limpidi da attività redditizie di carattere economico-commerciale.

 

Purtroppo in Italia capitano tante cose al limite della legalità e, la diffusione di Onlus di ogni natura negli ultimi anni è conferma del fatto che, molto probabilmente, qualcuno sta abusando della disponibilità degli italiani ad essere, storicamente, dei bravi benefattori.

In pratica, se io apro domani mattina una onlus e dò da lavorare per esempio a 5 persone, supponiamo 800 euro al mese per tenere i contatti, cercare finanziamenti e quant’altro, ho un passivo già iniziale di circa 70000 euro (consideriamo un regime di tassazione agevolato). Quindi significa che SOLO PER SOSTENERE LA ONLUS, ho bisogno di 70000 euro. E come li trovo? Ovviamente cercando fondi, tramite pubblicità e missive a casa della gente.. Ricordiamoci che sostentare la Onlus stessa non è un fine di lucro e quindi questo modo di agire è lecito.

Quindi paradossalmente una Onlus potrebbe anche incassare in donazioni una cifra altissima, ma se poi ha tanti dipendenti e tanta pubblicità, i soldi ai destinatari finali sono veramente dei margini rosicatissimi, con la conseguenza che, se anche donassimo 50 euro per ogni 44 lettere che riceviamo…

…ci stiamo solamente pagando la pubblicità che ci hanno mandato a casa.

Passateparola

by Roberto Freato on 1/16/2010
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