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Nov

“Inneres Auge”

Provo un’innaturale gioia e uno straniante senso di benessere nel ritrovarmi dopo tanti, troppi, tempi a scrivere un post su Windows Live Writer e le orecchie adorne d’auricolari d’un lettore. La possibilità della libertà è uno stato psicologico strano, specialmente se la cuffia appartiene a un Windows Phone 7 e mi coccola dolcemente con I suoni, mi vien da dire quasi levigati, de Il Favoloso Mondo di Amelie.

Ho avuto un periodo difficile, o più periodi drammatici che si sono polpettonizzati in uno stato di stasi apatica certamente più dannosa del dramma; magari meno stancante, ma d’un logorio con profondità e alacrità silenziosamente dirompente.

Diciamo solo che mi sono disperato, rincuorato, accecato, rinsavito e sepolto in letame sconsacrato; il primo momento di lucidità una settimana fa, la sua causa il dolore. No che dico il dolore, il fastidio, ma che il fastidio, volevo dire la puntura, ecco! La puntura, quel connubio tra paura, incoraggiamento, attesa del dolore e l’inaspettato zac in un punto che impotizzavi ma non come la ricordavi.

E accorgendosi di non ricordare si ricorda quel che si era deciso inconsciamente di non vedere. E in effetti ho visto, bene, troppo bene e troppo crudamente me stesso, quello di ieri, quello che nei momenti migliori definisco come quello vero e che aveva degli obiettivi, delle speranze, dei sogni, ma che portava con sé una qual certa fragilità e debolezza, disciolte nel calore di una risata.

Io rido nei momenti peggiori, l’ho sempre fatto, è il mio modo per riconoscere un problema, consideratelo un fatto positivo per uno che, di solito, i problemi li ignora in maniera vergognosa per quella indolenza, sintomo di non so quale genalità o minuta pigrizia, che ne ha sempre caratterizzato le burrascose discese e risalite.

“Non torni tu” mi scrissero, ed era vero. “Ti vedo depresso” mi dissero, ma non ero io.

Tra un essere stato e un divenuto non so se affidarmi al rimpianto o all’ottimismo, ma credo sia importante ripetersi, di tanto in tanto e senza farsene scudo, che il tornare indietro non coincide per forza col regredire.

by Francesco V. Buccoli on 11/13/2010
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