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Apr

Metonimia

Non riesco più a leggere come una volta; non dirò la solita cazzata del "non ho tempo", visto che chiunque conosca il piacere della lettura sa che si tratta sempre di tempo rubato.

Suppongo sia dovuto al mio solito metodo di lettura, che nelle mie attuali condizioni non può funzionare. Generalmente mi piace comperare molti libri in una volta, cominciarli tutti e lentamente, saporitamente, consumarli. Di solito leggo fino a dieci libri contemporaneamente, spesso molto diversi, spesso volutamente simili. I libri tecnici, i così detti manuali, si annoverano tranquillamente con gli altri, come fossero un ulteriore genere letterario. Non ho mai sopportato i libri scolastici: sanno di artificioso, stupidi compendi premasticati e scipiti che rivomitano parole sull'opera zittendola.

Mi piace non finire i libri; ci sono libri che ho terminato di leggere solo dopo anni, pur essendo arrivato ben oltre metà. Avere una buona memoria mi aiuta molto in questo, posso riprendere il libro esattamente da dove l'ho lasciato rileggendo al massimo un paio di pagine. Altri libri sono iniziati e finiti nell'arco d'una giornata, una lettura spasmodica assolutamente indipendente dalle dimensioni del racconto: si tratta d'una media tra lo stile del libro ed il mio umore.

Non ho mai terminato 1984, mi sono fermato ad una decina di pagine dalla fine... forse perché ne conoscevo il finale; i libri di Sciascia vanno via in una giornata, se posso concedermi tanto tempo, quelli di Dostoevskij in una settimana, Proust è un disastro: descrive sensazioni talmente vere e talmente ben rappresentate che se per caso l'occhio scivola alla pagina precedente rileggo l'intero capitolo.

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Non ho i miei libri qui per soddisfare i miei frequenti impulsi, non posso avventarmi sulla libreria e tirare fuori un libro per leggere una riga, una frase, che m'è venuta in mente. E' frustrante; dopotutto credo sia questa la vera lontananza: non potersi cullare nelle abitudini, non avere il lusso di dare qualcosa per scontato, dovere interrompere il flusso creativo per razionalizzare il momento. Odio essere lucido quando devo fare o vedere qualcosa di artistico; da un punto di vista mentale non c'è poi molta differenza tra fare arte ed apprezzare arte, dopotutto quando la riconosci è come se la ricreassi davanti a te.

Ebbene tutto questo mondo, questi mondi, presi singolarmente mi sono indigesti. Non sopporto di parlare continuamente solo con Joyce, è come avere un solo amico alla volta, sentire una canzone d'un solo strumento, par di salire su uno di quei treni automatici, senz'autista, che percorrono sempre lo stesso tragito, senza mezzi toni. Uno squallido, noioso, odore di morte.

by Francesco V. Buccoli on 4/26/2009
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