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Feb

Windows Azure – Platform Overview pt.3

Ci sono alcune novità e alcuni tools in cantiere che, rispetto agli update degli ultimi anni, stanno fornendo a Windows Azure una ottima base per creare applicazioni molto complesse.

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Come vediamo dalla figura, solo pochi mesi fa i servizi disponibili su Azure erano solo le voci in verde acqua. Oggi ci sono alcune nuove funzioni (la maggior parte in beta o comunque in fase di sviluppo) che ne ampliano il raggio. Abbiamo già accennato che SQL Azure supporta il reporting e il DataSync e che AppFabric supporta la cache.

Quello di cui non abbiamo ancora parlato (e lo vedremo più avanti nel dettaglio) è del progetto Syndey, conosciuto oggi come Azure Connect.

Partiamo con il considerare che spesso un PaaS pone dei limiti architetturali tipici dei middleware: il software si deve scrivere in un certo modo, il sistema è chiaramente limitato e via dicendo. Non che questo sia male, anzi, è molto bene. Così facendo si può garantire che il sistema sia molto indipendente e che la potenza del Cloud sia raggiungibile (in termini di scalabilità ed affidabilità). Al contrario più noi ci sforziamo di customizzare la nostra soluzione, più andiamo incontro all’incertezza. Ci sono perciò da considerare alcuni scenari:

  • Applicazioni disegnate per Windows Azure: l’ISV sviluppa la soluzione per erogarla su Azure quindi si suppone che tenga conto di eventuali vincoli e che ne ottenga maggiore potenza.
  • Applicazioni compatibili con Windows Azure: in sostanza tutte quelle applicazioni .NET che possono essere portate su Azure. Il limite è dato dall’architettura delle applicazioni stesse, che quindi vanno a sfruttare Azure (ed in genere un qualsiasi sistema Cloud) solo in parte. Inoltre in questa soluzione, parte dell’ownership delle risorse rimane al vendor.

Proprio in onore del secondo caso Microsoft ha esteso Azure per supportare nuovi scenari. Già parecchi mesi fa, quando Azure supportava solo ASP.NET in Partial Trust (grande idea, per limitare la footprint di attacco sulla risorsa), i clienti chiedevano il supporto al full trust per fare girare applicazioni web sicure. Microsoft rispose. Poi arrivò il giorno in cui la community ha chiesto di poter avere sotto uno stack IIS completo e Microsoft ha risposto con il supporto di IIS Full (invece che core), così per l’interfaccia amministrativa che è passata da una versione molto scarna alla nuova versione più degna del suo nome. L’utenza ha chiesto di poter avviare dei task all’avvio dell’istanza, ed oggi si può aggiungendo le direttive (sotto) nel file .csdef:

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Per non parlare della Big Issue di Windows Azure: il non controllo della macchina virtuale su cui è deployata la soluzione: oggi e in futuro possibile grazie alla VM Role, un nuovo ruolo che prevede il deploy di una intera immagine anzichè di un pacchetto ASP.NET o di un processo batch. L’idea è quella di preparare una immagine di Windows Server 2008 R2, farne l’upload e, tramite un pacchetto di deploy di “montarla” sul Cloud.

Azure Connect

Sebbene ne parleremo meglio in seguito, Azure Connect serve in sostanza per ottemperare ad una delle più grandi necessità dei grandi clienti: la necessità di far comunicare in LAN la propria infrastruttura on-premise con quella Cloud. L’effetto è quello di una VPN tra l’endpoint Azure e l’endpoint aziendale, ovviamente su IPsec e fortunatamente molto personalizzabile.

by Roberto Freato on 2/18/2011
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