10

Jul

Vita di sQuola

Mia madre entra nella mia stanza, apre lo scurino e depone un lieve bacio sulla mia fronte. Esce dalla mia camera e si dirige verso il bagno.

«Dai Francesco che sono le otto, bagno libero!»
La luce filtra appena dallo scurino mostrandomi la giornata scura e fredda.
«Corri che è tardi, è per te quest’acqua!» urla mia madre col suo tono da cantilena delle 8 del mattino, mentre io sento l’acqua della doccia che scroscia di spreco. Resisto fino all’ultimo, raggomitolato nel letto, poi mi alzo e, con rassegnazione, mi dirigo ancora semi-incosciente verso il bagno.
La corsa giornaliera ha inizio: vestiti, borsa, merenda – no non ne faccio io colazione, questione di tempo – e poi di corsa, lanciato nella gelida mattina in direzione della scuola.

Le ricordo così io le mie giornate scolastiche, caratterizzate da una sofferenza interna ed un ritardo cronico del quale ancor oggi non riesco a liberarmi.
La scuola elementare era davanti a casa, da lei mi separavano due semafori, e dunque ho fatto presto ad andare a scuola da solo, già dalla seconda. Ricordo certe corse disperate col fiato mozzato dal freddo …
A conti fatti credo che la quasi totalità dei miei ingressi a scuola sia avvenuta in ritardo. Il solo giorno in cui arrivavo puntuale era il primo: troppa tensione, e non si può mica arrivar tardi il primo giorno .. che figura avrei fatto ? Se avessero detto delle cose importanti ? E poi mi accompagnavano i miei genitori.
Inutile precisare che di cose importanti, almeno per il primo giorno, non se ne vedeva neanche l’ombra. Non ho ricordi precisi del mio primo giorno presso la “Scuola Elementare Statale Albero Riva”. E’ certamente stato uno dei giorni più tesi della mia vita ma, fatta eccezione per una visione fotografica di me stesso timidamente seduto nel posto destro del primo banco, non rammento nulla.

by Francesco V. Buccoli on 7/10/2005
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